Un viaggio nel paese che non c’è

La nuova edizione di Vojaĝo al Esperanto-lando di Boris Kolker racconta, attraverso la lingua, la letteratura e gli incontri fra persone di paesi diversi, un’idea di internazionalità molto diversa da quella alla quale siamo abituati.

Che cosa significa davvero parlare una lingua internazionale?

La domanda sembra avere una risposta ovvia. Oggi si suppone che una lingua sia internazionale quando viene utilizzata in molti paesi del mondo. Ma questa definizione lascia fuori una distinzione fondamentale: una lingua può diventare internazionale perché la storia, la politica, l’economia e la cultura ne hanno esteso l’uso ben oltre il proprio territorio d’origine; oppure può essere nata proprio con l’obiettivo di permettere a persone appartenenti a lingue e culture diverse di comunicare fra loro.

L’Esperanto appartiene a questa seconda categoria. Non chiede alle lingue locali di scomparire e non pretende di sostituire le lingue nazionali. Al contrario, l’idea che lo accompagna fin dalle origini è quella di una lingua comune che possa affiancarsi alle altre: ciascuno deve continuare a parlare la propria lingua nel proprio ambiente e utilizzare una lingua condivisa quando deve comunicare con chi appartenga a un’altra comunità linguistica.

È un’idea che oggi può apparire particolarmente attuale, in un mondo nel quale molte lingue e molti dialetti sono scomparsi o sono in forte declino proprio perché una lingua più potente ha progressivamente occupato tutti gli spazi della comunicazione, soffocandoli.

È dentro questa prospettiva che si può leggere Vojaĝo al Esperanto-lando di Boris Kolker, un libro che ha una storia editoriale lunga più di trent’anni e che arriva ora a una nuova edizione stavolta a cura di un editore italiano.

Il titolo significa «Viaggio nel paese dell’Esperanto». Ma dove si trova questo paese?

La risposta è contenuta nel libro stesso. Il racconto immagina un viaggio in autobus attraverso il mondo, passando attraverso i luoghi nei quali l’Esperanto viene parlato. Non esiste naturalmente un territorio dell’Esperanto delimitato da frontiere: il suo «paese» è costituito dalle persone che lo parlano, disseminate in praticamente ogni parte del mondo.

Il viaggio permette così di scoprire una realtà che per chi non conosce l’Esperanto può essere sorprendente: una lingua senza uno Stato e senza un territorio nazionale ha potuto costruire una comunità internazionale nella quale persone provenienti da culture molto diverse possano incontrarsi direttamente.

Ma una lingua non è soltanto un insieme di parole e regole grammaticali. Imparare il funzionamento di una lingua senza entrare nella cultura che la esprime significa conoscerne soltanto una parte. Nel caso dell’Esperanto, la cultura della lingua è strettamente legata anche a un’idea di rapporto fra le persone fondata sull’amicizia e sul rispetto reciproco.

Per questo il viaggio di Kolker non è soltanto un espediente per presentare progressivamente la lingua. Durante il percorso il lettore incontra testi letterari, poesie, autori e aspetti diversi della cultura esperantista. La storia dell’Esperanto non viene presentata come una semplice successione di date e avvenimenti: viene fatta conoscere attraverso ciò che gli esperantisti hanno scritto, tradotto e prodotto nel corso del tempo.

È proprio questo uno degli aspetti più interessanti del libro. I testi culturali non sono un’appendice alla parte linguistica: diventano il materiale attraverso il quale il lettore esercita e approfondisce la lingua. Così l’apprendimento dell’Esperanto procede insieme alla scoperta della sua letteratura, della sua storia culturale e degli ideali che ne accompagnano da sempre la diffusione.

La storia editoriale del volume riflette, a sua volta, l’evoluzione della comunità che lo ha prodotto. Vojaĝo al Esperanto-lando apparve in Russia nel 1992, inizialmente in un’edizione essenzialmente testuale. Nel 2002 l’Associazione Esperantista Mondiale UEA, con sede a Rotterdam, ne realizzò una nuova edizione, arricchita con fotografie dall’ampio archivio dell’associazione e con una nuova veste grafica; una terza edizione seguì nel 2005. Quando è emersa la possibilità di una nuova pubblicazione, la composizione dell’UEA è stata messa a disposizione per la nuova edizione della Edistudio di Pisa.

Nel frattempo, però, era cambiato anche il modo di produrre un libro. La stampa digitale ha permesso di passare dai due colori alla quadricromia, valorizzando maggiormente le immagini. E questa nuova edizione comprende anche un ventisettesimo capitolo, nel quale vengono presentati alcuni nuovi autori, quattro dei quali di cultura italiana, e viene prestata particolare attenzione alle evoluzioni dell’informatica, così da presentare anche parole entrate più recentemente nell’uso.

Da questo punto di vista Vojaĝo al Esperanto-lando è qualcosa di più di un manuale aggiornato. È un libro che ha attraversato epoche diverse dell’Esperanto e della produzione editoriale, conservando la propria idea fondamentale: accompagnare il lettore alla scoperta di una lingua attraverso le persone, i luoghi e la cultura che quella lingua mette in comunicazione.

Il «paese dell’Esperanto», alla fine del viaggio, non è dunque un paese da aggiungere alla carta geografica. È una rete di persone che si incontrano attraverso una lingua comune senza dover rinunciare alle proprie lingue e alle proprie culture.

Ed è forse proprio qui che il libro offre al lettore non esperantista la sua domanda più interessante: non se sia possibile creare una lingua internazionale, ma se sia possibile costruire una comunicazione internazionale senza che, per comunicare con gli altri, qualcuno debba prima smettere di essere sé stesso.

Bruĉjo
Bruĉjo

Nato a Pisa nel 1954, editore. Dal 2023 è vicepresidente della Federazione Esperantista Italiana APS.

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