
Tibor Sekelj, l’esperantista che esplorò il mondo
Tibor Sekelj nacque, da genitori ungheresi, a Spiškà Sobota (Slovacchia) il 14 febbraio 1912, ma, già pochi mesi dopo la sua nascita la famiglia si trasferì a Cenei, in Romania.
Il padre di Tibor era un veterinario e, a causa del suo lavoro, tutta la famiglia si trasferì più volte.
Nel 1922 la famiglia si trasferì a Kikinda, in Serbia, dove Tibor terminò le scuole elementari. Successivamente la famiglia si trasferì a Nikšić, in Montenegro, dove frequentò il liceo.
Oltre all’ungherese e al croato, parlava correntemente Esperanto, tedesco, spagnolo, inglese e francese, ma nella sua vita imparò altre 17 lingue.
La sua “lingua preferita” era l’esperanto, in accordo con il suo sentirsi “cittadino del mondo”.
Per volere del padre, Tibor si laureò in giurisprudenza a Zagabria, ma non intraprese mai il mestiere di avvocato; lavorò come giornalista, scrittore ed esploratore e per questo motivo viaggiò a lungo in America del Sud, Asia e Africa, visitando oltre 100 Paesi, ma fu anche geografo, alpinista, museologo, scultore, pittore, geografo, regista di documentari, pedagogo, …
In America del Sud Tibor Sekelj è molto conosciuto, soprattutto in Argentina, dove si trasferì poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale e dove visse per 15 anni.
Nel 1943, pur non essendo alpinista, si unì ad una spedizione guidata dal noto alpinista svizzero H. G. Link., impresa si concluse tragicamente con la morte di quattro dei nove membri della spedizione. Da questa esperienza trasse un libro intitolato “Tempesta sull’Aconcagua”, pubblicato nel 1944.
Originariamente scritto in spagnolo, il libro fu successivamente ampliato da Sekelj con l’aggiunta di un capitolo che descrive il suo ritorno su quei monti crudeli per cercare, insieme ad altri scalatori, i corpi dei loro compagni morti.
In Argentina Tibor raggiunse grande popolarità, tanto che la sua “Tempesta sull’Aconcagua” fu inclusa nell’elenco delle letture obbligatorie per gli studenti e l’allora presidente dell’Argentina Juan Perón gli consegnò l’onorificenza “Condor Dorado” e gli offrì la cittadinanza argentina, che Tibor rifiutò affermando di considerarsi “un cittadino del mondo”.
Durante la sua permanenza in America Latina, Sekelj si distinse anche come esperantista, lasciando tracce significative con il suo lavoro in questo campo, per il quale è ancora oggi ricordato, soprattutto in Guatemala e Venezuela. Viaggiando per i paesi dell’America centrale, esplorò numerosi vulcani attivi, conobbe la tribù dei Kuna a Panama, scoprì una città perduta in Honduras, fondò numerose associazioni esperantiste e pubblicò il suo primo libro in esperanto intitolato “La trovita feliĉo” (la felicità trovata).
Grazie alla sua intensa attività esperantista in Sudamerica, Tibor fece parte della Akademio de Esperanto (il corrispettivo dell’Accademia della Crusca italiana) e fu membro onorario della Associazione Esperantista Universale).
Oltre a “Tempesta sull’Aconcagua”, scrisse molti altri libri di viaggio, contenenti interessanti osservazioni etnografiche, tratti dalle sue personali esperienze; scrisse anche molte opere in Esperanto e anche sulla lingua Esperanto e molti dei suoi libri sono stati tradotti in altre lingue, diventando addirittura lo scrittore esperantista più tradotto.
In Brasile visse tra gli indigeni dell’Amazzonia, lungo i fiumi Araguaia e Rio das Mortes; esperienza da cui nacque il libro “Por tierras de indios” (Nelle terre degli indios), Tibor compì anche un viaggio in Patagonia e conobbe una tribù cannibale peruviana, descrivendo questo incontro in un’opera intitolata “Gdje civilizacija prestaje” [Dove finisce la civiltà]. Studiava anche i resti delle civiltà Maya e Inca.
Rientrato in Jugoslavia nel 1954, ripartì poco tempo dopo alla vota prima dell’Asia, visitando per vari motivi, ma mai per turismo: India, Nepal, Sri Lanka, Giappone e poi per l’Africa: Marocco, Egitto, Sudan, Etiopia, Somalia, Kenya, Tanzania… Non si fermò nemmeno da sessantenne, continuando a viaggiare in Nord America, Cina, Russia, Mongolia…E poi nel quinto continente: Australia, Nuova Zelanda, Nuova Guinea…
Trascorse l’ultima parte della sua vita a Subotica, dove per quattro anni fu direttore del museo della città. Fino alla fine dei suoi giorni si batté per l’adozione dell’esperanto come lingua ufficiale in tutto il mondo e per la creazione di un Museo etnografico del futuro. L’Associazione universale esperanto (UEA) gli affidò l’incarico di referente per i paesi non allineati. Fu il principale autore della seconda risoluzione a favore dell’esperanto presentata e, grazie al suo impegno, approvata durante la Conferenza Generale dell’UNESCO del 1985 tenutasi a Sofia. Ebbe idee originali anche sul ruolo dei musei che, a suo avviso, non dovrebbero rappresentare collezioni di oggetti morti bensì luoghi di scambio culturale e di diffusione di idee. Il suo contributo alla collezione di manufatti provenienti dall’Australia e dalla Nuova Guinea esposta nel Museo etnografico di Zagabria costituisce uno dei tesori più preziosi di questo museo.
Fu sepolto il 20 settembre 1988 nel cimitero Bajsko a Subotica, nella parte dedicata a cittadini illustri, con le più alte onorificenze cittadine. La lastra marmorea della sua tomba reca incise le parole modeste: Tibor Sekelj – verkisto, mondvojaĝanto (Tibor Sekelj – scrittore, viaggiatore del mondo).
Tibor è autore di più di 30 libri scritti in serbo-croato, spagnolo ed esperanto, e tradotti in una trentina di lingue. È uno degli scrittori più tradotti dell’ex Jugoslavia e del movimento eserantista.



