
Zamenhof e l’Esperanto: resoconto dell’incontro FEI su Zoom
Il 16 dicembre scorso, una cinquantina tra corsisti, esperantisti e simpatizzanti si sono riuniti virtualmente su Zoom per celebrare la “Festa di Zamenhof” organizzata da Federazione Esperantista Italiana. L’incontro, promosso per onorare la nascita dell’iniziatore dell’Esperanto (15 dicembre), ha visto come relatori il Prof. Fabrizio A. Pennacchietti, Presidente dell’Istituto Italiano di Esperanto, e Laura Brazzabeni, che insieme hanno delineato un ritratto inedito di Ludwik Lejzer Zamenhof: non solo genio linguistico, ma anche raffinato scrittore e traduttore. Non sono mancate diapositive di presentazione con foto di Zamenhof, della città di Białystok (la sua città natale) e letture di poesie di Zamenhof come “La via” (La vojo), anche musicata e “La speranza” (La espero, poesia che è diventata l’inno del movimento esperantista).

L’esperanto “lingua-mondo”
Come ricordato dal Prof. Pennacchietti, nei primi del ‘900 intellettuali cinesi ne proposero l’adozione come lingua ufficiale, chiamandola shìjiè yŭ (“lingua-mondo”). Questa vocazione poggia su basi tecniche straordinarie:
- chiarezza morfologica: grazie a sole 5 vocali finali (-o, -a, -e, -i, -u), la funzione di ogni parola è immediatamente comprensibile a chiunque, indipendentemente dalla lingua madre.
- tabella dei correlativi: una struttura logico-matematica che permette di padroneggiare i concetti fondamentali dell’essere (tempo, luogo, modo) con estrema semplicità.
L’esperanto come progetto etico
Cresciuto nella multietnica Białystok (attuale Polonia), Zamenhof vide come l’incomprensione linguistica alimentasse l’odio. Sotto lo pseudonimo di Doktoro Esperanto (“colui che spera”), pubblicò nel 1887 il suo primo libro, mosso dall’ideale dell’Homaranismo (Umanitarismo): l’idea che, al di sopra delle nazioni, esista un’appartenenza comune alla specie umana.
Un aspetto cruciale emerso durante l’incontro è il ruolo di Zamenhof come scrittore e traduttore. Per dimostrare che la sua creatura era una lingua viva e capace di profondità, egli tradusse opere monumentali come la Bibbia e capolavori di Shakespeare come Amleto e Macbeth. Questa eredità letteraria ha dato corpo e anima all’esperanto, rendendolo capace di esprimere ogni sfumatura dell’animo umano.
L’interna ideo
Oggi, festeggiare Zamenhof significa celebrare la cosiddetta “Interna ideo” (idea interna): la capacità di guardarsi negli occhi e scoprirsi uniti da un ideale di pace. Come disse lo stesso fondatore: «Non è la diversità delle lingue a causare l’odio, ma l’odio a causare la diversità delle lingue». L’Esperanto resta, a quasi 140 anni dalla sua nascita, lo strumento più democratico e moderno per chi sogna un pianeta senza frontiere.
Video su Youtube
E’ possibile visionare tutta la serata in Youtube di Federazione Esperantista Italiana al seguente link: https://youtu.be/2SvUkVn_gkk



