
Al congresso la musica folk dei Dozenhapp
Concerto per la pace in occasione del 92° Congresso Italiano di Esperanto che ospita i Donzehapp.
Quest’anno il 92° Congresso Italiano di Esperanto si svolgerà a Vico del Gargano, nella suggestiva cornice della Puglia. Il tema del congresso è la “pace”, argomento che mai come in questo periodo è attuale. Per la prima volta abbiamo organizzato, oltre alle classiche serate musicale, anche un concerto vero e proprio dedicato alla pace in cui saranno protagonisti artisti diversi.
E quest’anno, per la prima volta, siamo lieti di ospitare una band che non fa parte del mondo Esperantista. Cinque ragazzi giovanissimi, che saranno insieme ai congressisti e a tutto il pubblico che ci auguriamo accorra numeroso a Vico del Gargano per suonare e cantare sulle note della musica, sulle note della “pace”.
Potrei
scrivere io di loro, ma per questa volta ripongo la penna e lascio che loro stessi si presentino a noi, per ora con questa intervista, prossimamente anche un con video.
Ecco a voi i Dozenhapp.
- “Per chi non vi conosce ancora: chi siete, che tipo di musica suonate e come descrivereste il vostro stile?”
Siamo i Dozenhapp, acronimo di Doesn’t Happend che significa “Non succede”; questo motto è il nostro modo, un po’ scherzoso, di esprimere l’augurio che la nostra avventura nel mondo musicale possa proseguire nel migliore dei modi “Non succede … ma se succede”. Siamo giovani e crediamo nel futuro. Il progetto musicale che abbiamo intrapreso si snoda lungo il filo conduttore delle sonorità funk che si diramano nei generi come “soul”, “fusion” e “jazz”, e vari altri.
Gli artisti principali da cui abbiamo preso ispirazione sono Stevie Wonder, Jamiroquai, i Vulfpeck. Nei nostri inediti cerchiamo di completarci ognuno con le proprie sonorità che possono essere anche diverse dal filone principale.
- “Come siete venuti a conoscenza del congresso esperantista e di questa possibilità di suonare qui? Che cosa vi ha incuriosito di questa esperienza?”
Quest’anno il congresso ha come tema principale la pace e, nell’ambito del concerto per la pace che è stato organizzato per la prima volta, siamo stati contattati da uno degli organizzatori che già ci conosceva perché avevamo avuto occasione di collaborare in precedenti progetti (es. giornata della memoria) in una formazione diversa.
Per noi questa possibilità è anche una sfida curiosa in quanto dobbiamo preparare uno spettacolo che coinvolge altri artisti davanti ad un pubblico per noi sconosciuto.
- “Avete accettato di percorrere tanti chilometri per suonare davanti a un pubblico che non conoscete e per un messaggio di pace: che cosa vi ha spinto ad accettare?”
La cosa che ci ha spinto ad accettare questa trasferta (difficile sul piano logistico-organizzativo ma noi siamo propositivi e vogliamo affrontare al meglio questa esperienza) è vivere un’avventura nuova, significativa dal punto di vista sociale, avendo la possibilità di far conoscere la nostra musica e la nostra realtà ad un pubblico lontano dalla nostra zona di confort.
- “La musica riesce spesso a creare connessioni anche quando le persone parlano lingue diverse: che cosa sperate che il pubblico porti con sé dopo aver ascoltato la vostra musica?”
Siamo convinti che la musica, come ogni forma di arte, sia un modo per comprendersi e confrontarsi tra lingue e culture diverse.
Come l’Esperanto è una lingua che si pone come scopo la comprensione reciproca, da cui nasce la collaborazione per creare un futuro di pace, la musica contribuisce ad abbattere le barriere sociali e culturali tra gli uomini; in alcuni casi non servono parole, occorre semplicemente ascoltare e lasciarsi portare dalle emozioni.
Con la nostra musica e la nostra presenza ci aspettiamo di riuscire a coinvolgere il pubblico di giovani e adulti e convincere le vecchie generazioni che anche noi giovani possiamo e dobbiamo contribuire ad un futuro di pace. Perché: “Ne okazas sed … se okazus”




