Pirandello in esperanto: un classico europeo celebra ad Agrigento il Nobel siciliano

Il libro "Uno, nessuno e centomila", di Luigi Pirandello, tradotto in esperanto.

Conoscete Luigi Pirandello? Credo proprio di sì. È uno scrittore siciliano, nato nel 1867 a Girgenti, una cittadina che oggi si chiama Agrigento, sita sulla costa meridionale della Sicilia. Pirandello è noto soprattutto per le sue opere teatrali, che mettono a fuoco vari aspetti dell’essere umano e della vita, come ad esempio il contrasto fra la natura e le convenzioni sociali. Alcune “commedie” di Pirandello sono veri capolavori della letteratura italiana e conosciutissime anche fuori dai confini del nostro paese; ne cito qualcuna:

Ma Pirandello scrisse anche moltissime novelle, riunite tutte sotto il titolo “Novelle per un anno”, e sette romanzi, fra i quali notissimi sono “Il fu Mattia Pascal” e “Uno nessuno e Centomila”. E ancora, ci sono raccolte di poesia, traduzioni e saggi.

Questa imponente attività letteraria fruttò a Pirandello, nel 1934, il premio Nobel, che era già stato assegnato a Grazia Deledda e Giosuè Carducci. Non ci si può quindi stupire che le opere pirandelliane siano state tradotte in moltissime lingue, ma l’anno scorso è successa una cosa molto particolare: proprio ad Agrigento e in occasione del 90° anniversario dell’assegnamento del Nobel, è stata presentata la traduzione di “Uno, nessuno e centomila” nella lingua internazionale esperanto.  

Pirandello lo conoscevate ma forse di esperanto non avete neppure sentito parlare, o lo conoscete soltanto per nome? Allora ve ne dico qualcosa. L’esperanto è una lingua pianificata; cioè è una lingua come l’italiano, il tedesco, l’inglese o il russo, però, a differenza di queste e di tutte le altre, non si è formata spontaneamente, ma è stata creata “a tavolino” da un medico russo-polacco di nome Ludwig Lejzer Zamenhof. Siamo nel 1887: attraverso numerose vicissitudini l’esperanto è andato avanti, si è diffuso in tutto il mondo e continua a essere scritto e soprattutto parlato dovunque nel pianeta.

Copertina del romanzo Uno, nessuno e centomila Tradotto in Esperanto .

Perché è stato, diciamo, inventato l’esperanto? L’idea di Zamenhof era quella di creare una lingua che permettesse a tutti gli uomini di comunicare senza dovere usare, se stranieri, una lingua terza, e quindi mettendo tutti in un rapporto di parità.

Facciamo un esempio basandoci sull’attualità: se io devo parlare con un turco che non conosce l’italiano e io non conosco il turco, probabilmente oggi come oggi parleremmo in inglese; ma l’inglese (bellissima lingua) è innanzitutto la lingua di un altro popolo: esprime un modo di pensare, di vedere la vita, un gusto, che possiamo definire appunto anglosassoni. A meno che non siamo stati educati fin da bambini a parlare inglese, io e il turco comunicheremo sapendo che stiamo adoperando una lingua terza, un idioma che è prima di ogni cosa quello di un altro paese e che ci appartiene fino a un certo punto.

L’esperanto è stato pensato (e funziona) per superare questo ostacolo: si impara molto facilmente perché ha una grammatica semplicissima (solo 16 regole senza alcuna eccezione) e tutto il suo vocabolario è costruito con un meccanismo divertente come un giocattolo.

L’esperanto è divertente oltre che utile, ma soprattutto, ripeto, è una lingua neutrale ed egualitaria: mette tutti su un piano di parità. Chi si occupa dell’esperanto oggi nel mondo? Pressoché ogni Paese del mondo ha un’associazione esperantista; in Italia esiste dal 1912 la Federazione Esperantista Italiana, che si occupa di promuovere l’esperanto, di farlo conoscere e farne comprendere il valore. Ci sono corsi in rete, siti esperantisti; l’esperanto è presente sui social. Ma ci sono anche giornali, cartacei od online, come appunto Esperanto-Oggi, che si rivolge in lingua italiana agli italiani che di esperanto non sanno nulla o ne hanno appena sentito parlare.

L’esperantismo è anche e soprattutto “fare comunità”, è associazionismo e occasione di incontro: dovunque nel mondo si tengono convegni, a livello locale, nazionale, mondiale. L’esperanto si pone innanzitutto come un veicolo di intercomprensione finalizzato alla Pace; lo stesso creatore dell’esperanto, Zamenhof, dichiarò che l’esperanto contiene un’idea: quella di abbattere le barriere tra gli uomini (attraverso, appunto, una lingua neutrale) e abituare ciascuno a vedere nell’altro solo un uomo e un fratello.

Nella lingua internazionale esperanto sono state e sono ancora tradotte opere letterarie di ogni latitudine, dalla Bibbia, alla Divina Commedia, al Don Chisciotte, alle saghe finniche; grazie a ciò, per fare un esempio, cittadini di paesi lontanissimi dall’Europa possono leggere i capolavori della letteratura russa, tedesca, italiana, spagnola, francese, etc.; la traduzione in esperanto di un’opera di respiro europeo quale “Uno, nessuno e centomila” è un ulteriore, importante contributo in questa direzione.

    Gigi Montalbano
    Gigi Montalbano
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