
L’esperanto è un viaggio.
Ciao,
se sei arrivato fino a questo blog, sicuramente conosci la parola “esperanto” e, probabilmente, sai anche che cosa significa, cosa c’è dietro. Beh, è già qualcosa, visto e considerato che la maggioranza del mondo non conosce nemmeno questo termine. Ma, in fondo, perché stupirsi? Non si può sapere tutto, e non lo prescrive certo il dottore che si debba essere a conoscenza, e men che meno che si debba parlare una lingua pianificata!? Già … perché di questo si tratta. Su questo blog e su altri siti specialistici troverai tante informazioni su di essa, sulle sue regole grammaticali, sul numero di parlanti e sulla sua storia. Io, invece, vorrei dirti i motivi per cui persone la studiano.
Anzitutto, la ragione forse principale: l’esperanto vuole avvicinare i popoli e le culture abbattendo le barriere linguistiche, e la Storia ha dimostrato che le sue ambizioni non erano mal riposte. Però, c’è un “però”: molto raramente le cose vanno come dovrebbero andare, soprattutto se di mezzo ci sono aspetti non proprio trascurabili come la Politica, le politiche culturali ed educative degli Stati, i particolarismi, ecc.
Ora, invece, ti dirò un altro motivo di studio dell’esperanto, che è poi stato il mio motivo. C’è poco da fare, questa lingua è bella da morire, ha un fascino unico: si compone e scompone come i mattoncini Lego, espressione di una razionalità e di una regolarità elevatissime, che tuttavia si sposano con una percentuale di indefinitezza, minima finché si vuole, ma presente e tangibile, che depone a favore dell’esotismo di questo idioma. L’esperanto è un laboratorio, in cui un bambino può entrare e capire concetti non banali ad esempio per un italofono, che magari si trova ad affrontare, un po’ disorientato, per la prima volta quando incontra il sanscrito all’università, come ebbi occasione di constatare da spettatore.
Un’ultima cosa, nella speranza che tu non ti sia già addormentato di fronte a questo sproloquio e che, soprattutto, non abbia già smesso di leggere…: sì, lo ammetto, le prime volte che pronuncerai o ascolterai parole esperanto, ti sembreranno strane, forse ti suoneranno male perché ti parranno fare il verso a vocaboli di lingue note. Un piccolo consiglio: non demordere, resisti, e ti si squadernerà davanti agli occhi e alla mente un mondo intero!
In fondo, l’esperanto è l’Itaca di Kavafis:
“Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.”


