
Roman Dobrzyński: un grande giornalista, un cordiale amico che ci mancherà
La redattrice di Radio Polonia Barbara Pietrzak ci invia:
Riposa in pace!
Dalla sera di giovedì 13 novembre 2025 ha cominciato a circolare – anche tramite profili Facebook – questo commovente saluto di addio in onore di Roman Dobrzyński, scomparso in quella stessa giornata, uno dei più noti esperantisti polacchi, insignito tra l’altro del titolo di Membro Onorario dell’UEA. Solo il 1º novembre aveva compiuto 88 anni, quasi tutti strettamente legati alla sua attività per l’Esperanto.
Nei messaggi di commiato si ricordano i contatti personali con Roman, ma allo stesso tempo vengono messi in evidenza i concreti frutti del suo lavoro a favore della lingua internazionale: numerosi filmati e molti libri. Tra questi ultimi spicca senza dubbio il suo prezioso reportage-intervista con il nipote del dottor Ludoviko Zamenhof, dott. L.C. Zaleski-Zamenhof, La Zamenhof-strato (“La via Zamenhof”).
Roman fu la prima persona che mi parlò dell’Esperanto durante un campo scout che frequentai a quattordici anni, esperienza che mi portò poi a seguire un corso in una delle case della cultura di Varsavia. All’epoca era studente di giurisprudenza, poi di giornalismo. Non immaginavo allora che, diventata io stessa giornalista della Redazione Esperanto di Radio Polacca, più tardi l’avrei spesso ospitato davanti al nostro microfono per raccontare dei suoi viaggi in Sudamerica, della sua attività nell’Associazione Esperantista Polacca e nell’UEA, specialmente in relazione al Congresso Universale del Centenario nel 1987.
Gli anni passarono e i suoi contributi alla comunità esperantista si moltiplicarono, mentre invece i nostri contatti diretti diminuivano. Proprio per questo guardo con emozione ancor più grande al ricordo del nostro viaggio insieme – andata e ritorno – al 110º Congresso Universale di Brno, e al successivo incontro post-congressuale con due esperantisti coreani a Varsavia, concluso con una piccola cena improvvisata nella sua casa varsaviana.
Il nostro ultimo incontro nel club esperantista di Varsavia, dove mi recai appositamente in occasione dell’uscita della traduzione inglese del suo La Zamenhof-strato, ebbe luogo a metà ottobre. Si sentiva chiaramente il desiderio di rivederci…
Barbara (Pietrzak)
Roman è stato, per molti di noi e per moltissimi anni, non solo un amico, ma un punto di riferimento: a Varsavia sapevi sempre a chi rivolgerti.
Lo conobbi ventenne, durante un convegno nella capitale polacca; l’ho poi ritrovato quasi ogni volta che sono tornato in Polonia – e spesso anche altrove – e molti di questi incontri, per un dettaglio o per una parola, si sono rivelati importanti.
Giornalista politico, poi autore di documentari sociali e politici sull’America Latina, e per il mondo esperantista instancabile esploratore dell’eredità culturale zamenhofiana, Roman era un osservatore acuto e una mente curiosa. Solo poche settimane fa avevo avuto occasione di sentirlo per invitarlo a venire in Italia proprio in questi giorni; un appuntamento al quale aveva rinunciato con dispiacere.
È – e rimarrà – per noi un’icona dell’indomabile desiderio di libertà e della forza costruttiva del popolo polacco.
Brunetto Casini



